Scuola di libertà e di democrazia

gennaio 15, 2011 § Lascia un commento

 paolo chiappe

Il concetto di libertà del pensiero è negato in assoluto solo dall’educazione militare di tipo prussiano. Altrimenti anche il grande pensiero conservatore e tradizionalista ammette, in astratto, il momento della libertà esemplificato dal dogma cattolico di libero arbitrio e da quello di libertà dello spirito attraverso la sottomissione al maestro di Giovanni Gentile, che in grazia di questo  concetto ha potuto sempre ritenersi ancora un “liberale”.

All’origine della modernità, ma prima delle guerre di religione, c’era stato l’effimero mito rinascimentale quattrocentesco di Pico e Ficino  che aveva fatto dell’uomo colto, principe o cortigiano-umanista,  un essere simile a dio quindi non solo libero ma creatore nel senso più ampio. Era un ideale altamente elitario, ma anche la democrazia  come presa di parola dal basso può darsi solo se il soggetto  abbandona il principio di autorità e si fa creatore attivo del proprio mondo, e in questo ha ancora un ruolo la rilettura delle opere del passato.

L’educazione della prima modernità, epoca di ferro e di disciplinamento in tutti i campi,  soppresse quella libertà,   la lettura dei classici restava ma basata sul principio di imitazione formale e la sottomissione alla grammatica e alla retorica diventava una specie di forca caudina per i maschi delle classi elevate, una  iniziazione alla repressione subita/da imporre. Così nelle scuole gesuitiche. La radicale critica di Cartesio al sapere del collegio gesuitico di Parigi non ha però ancora una dimensione sociale ma solo epistemologica e mentalistica.

Paolo Chiappe Cinquanta école 56

L’educazione anche ammettendo una astratta libertà spirituale del soggetto da raggiungere alla fine del percorso rimane  autoritaria se nega la pluralità delle culture e delle identità umane soprattutto di genere  e  quindi nega i corpi e finisce con il fondarsi nell’insegnamento corrente sui metodi della ripetizione, della punizione, della vergogna (con o senza castighi corporali) per chi non aderisce allo schema proposto e dell’apprendimento mnemonico. Solo ai livelli gerarchici più alti dell’accademia, per chi ci arriva ben plasmato, è previsto se mai il nobile incontro spirituale  con il “Maestro”. Gentile è riuscito perfino a sterilizzare il potenziale sovversivo della filosofia nel momento in stesso in cui la imponeva come materia essenziale per la formazione delle future classi dirigenti.

Filippo Trasatti Breve dialogo sui corpi in movimento école 28

Giovanni Spena Corpo e mente tra i banchi école 28

Rinaldo Rizzi Corpo alle idee école 21

Ivano Gamelli La mancanza del corpo école 14

Questo spiega perché il concetto educativo di Rousseau,  pur con tutta la sua ingenua inapplicabilità, grazie al rifiuto di imbottire il bambino di valori e nozioni abbia mantenuto una portata rivoluzionaria e abbia assicurato la presenza di un’altra educazione possibile divergente dai sistemi in funzione.Anche perché  rivalutava il bambino e il precettore  rispetto ai gradi più alti dell’educazione, cosa che va collegata alla condizione sociale di J-JR che ha  vissuto di lavori umili. La nascita dell’educazione moderna statale o sociale con l’illuminismo  ha due facce: quella utopica spontaneistica e svizzero-artigianale e quella invece tassonomica e  regolativa, collettivista e industrialista, fondata su un principio di organizzazione scientifica e paternalistica, e l’istruzione contemporanea risente tuttora di questa duplicità.

Filippo Trasatti Lo stato scolastico dell’anima. L’opera pedagogica di Tolstoi école 56 Paul Goodman, un maestro dell’utopia concreta, nel più puro spirito libertario école 48 Ivan Illich, maestro della convivialità école 44

Stefano Vitale Celestin Freinet. L’educazione come progetto aperto école 46

Rinaldo Rizzi Albino Bernardini maestro della “pedagoigia popolare” école 42

Grazia Fresco Honegger Maria Montessori: libera, determinata, contro corrente école 26

Andrea Canevaro Paulo Freire école 25

Tema Don Milani école 51 v.serie

La visione scientifica collettivista e produttivista dell’educazione.-istruzione fa presto a ibridarsi con quanto resta dei metodi autoritari e dogmatici del passato, per esempio il principio di obbedienza, di imitazione e l’apprendimento mnemonico, mentre l’altra non ha finora  prodotto istituzioni generalizzabili anche perché le masse umane nel loro graduale accedere al diritto-obbligo di formazione sono formate da tutt’altro che da buoni selvaggi.

Le scuole antiautoritarie-creative e con organizzazione orizzontale da piccole società di cittadini hanno funzionato in circostanze eccezionali e spesso sono con ragazzi provenienti da famiglie speciali per reddito o per cultura, o in luoghi caratterizzati da scarsa pressione demografica e assenza di forme di urbanizzazione violenta o sono rimaste esperimenti  isolati poi sterilizzati dall’avvento del bambino-consumatore. (per esempio Scuola Città Pestalozzi di Firenze, fondata da Ernesto Codignola ex sodale di Gentile dopo una conversione culturale straordinaria verso la democrazia  la laicità).

Paolo Chiappe Attacco (prevedibile)alla Scuola-Città Pestalozzi di Firenze école 23

Le scuole collettive e pubbliche  sono nate invece con una forte influenza architettonica e regolamentare di quelle istituzioni moderne che nei primi secoli della modernità erano destinate a contenere le classi ritenute pericolose: carceri ospizi ecc. e  anche dei conventi di cui spesso prendevano il posto dopo le soppressioni napoleoniche e postunitarie degli ordini religiosi-quindi il carattere repressivo era intrinseco alla loro stessa forma fisica anche se al posto dell’ideologia religiosa si installava quella nazionalista o come in Italia e Spagna un miscuglio particolare delle due. Tutto questo disciplinamento unito al servizio di leva ha ricondizionato individui  già abituati a sopravvivere nella strada e all’aria aperta in una dimensione localistica e di cultura orale e li ha “nazionalizzati” trasformandoli in membri di questa civiltà alfabetizzata del lavoro e del consumo.

Dopo le scuole gesuitiche e dopo le scuole statali-nazionalistiche  un più sottile modo della scuola organizzata  di essere autoritaria è quello dell’omissione, cioè svolgere una routine che tenga lontani le ragazze e i ragazzi dalle questioni scottanti della propria vita e del proprio tempo evitando impegno e scomodità: il che coincide con il  nozionismo. E ciò finisce per contaminare anche  lo studio dei classici  che stavano a cuore al Nietzsche. de L’avvenire delle nostre scuole.  E’ questo il punto su cui si scontra il Don Milani de L’obbedienza non è più una virtù: che non è nella forma un libro sulla scuola ma nella sostanza sì perché riguarda il modo in cui viene insegnata la storia nazionale. Don Milani ci ricorda che la libertà non può nascere fuori da una presa di coscienza che si nutre di profonda indignazione e implica l’impegno e il rischio personale.

Norberto Bobbio Democrazia e educazione école 74

Paul Ginsborg Gli storici guardano le onde école 66

Andrea Bagni Dal picere che non muore école 58

Andrea Bagni Movimenti costituenti école 56

Per la scuola della Repubblica Per la qualità e la democrazia della scuola pubblica école 17

Andrea Bagni Sapere di polis école 17

Paolo Chiappe Uguaglianza/differenze (con ampia bibliografia) école 50 v. serie Un futuro per la scuola: costruire l’uguaglianza liberare le differenze  Rossoscuola 39

Esistono due modi per opporsi al morto nozionismo scolastico, uno quello antidemocratico di Nietzsche  e  l’altro quello radicalmente democratico e popolare di Don Milani, che però hanno in comune lo spirito antiutilitario e l’idea di una formazione integrale dell’uomo.Come esistono due modi per combattere radicalmente l’istituzionalizzazione scolastica, uno quello anarco -individualistico di Giovanni Papini l’altro quello  egualitario e differenzialista di Ivan Illich. La terza via è quella della resistenza dentro l’istituzione, contro la violenza dell’istituzione, che però richiede sottili strategie e capacità di costruire buone pratiche perché non si può contare in partenza sulla solidarietà degli stessi soggetti che si intendono proteggere e c’è il rischio del donchisciottismo.

Raffaele Mantegazza Il risveglio e la critica école 36 Precauzioni necessario école 34 La pedagogia della resistenza école 9

Filippo Trasatti La forma della scuola e l’identità deformata école 23 Con Socrate, oltre Socrate école 19

Franco Cambi La dialettica della formazione (su Foucault)  école 9

Stefano Vitale Autonomia, potere, minorità di Alfonso M. Iacono (recensione) école 1

Nel ’68 è stato teorizzato e praticato  il pensiero divergente come momento essenziale della libertà personale, anche se solo per un breve momento prima di cristallizzarsi nella fissità dottrinaria dei gruppi.

La spinta antiistuzionale del sessantottotto/sessantanove  italiano ha agito sulla scuola in modo ambiguo, ma ha avuto il suo limite maggiore nell’incapacità di capire l’importanza di obiettivi democratici intermedi che sapessero davvero scardinare storicamente  il vecchio sistema scolastico autoritario come è avvenuto invece in altri  campi (dei diritti civili e del lavoro). Nonostante alcune novità importantissime come i corsi di scuola media per lavoratori e la legge 348 del 1977 che ha completato scuola media unica non si è riusciti a mettere in discussione il vecchio modo di fare scuola trasmissivo e burocratizzato che evidentemente era un fatto della lunga durata e strettamente intrecciato con la struttura antropologica delle famiglie italiane. L’autoritarismo classico, ideologico e teorizzato, è stato sostituito da un autoritarismo soft, non detto,   compassionevole e protettivo, anche opportunistico da parte degli adulti.

Peppino Ortoleva La sfinge ’68 école 69

Paul Ginsborg Ripensare il ’68 école 68

La scuola di massa ha una dimensione oggettiva di democrazia nella misura in cui è aperta a tutti e il reclutamento degli insegnanti avviene in modi né clientelari né attraverso altri tipi di discrezionalità: essa però può essere attraversata da fenomeni negativi anche violenti (selezione di classe, bullismo) e quindi da un mal di scuola tale da annullare gli effetti benefici di quella apertura sociale. C’è necessità che la democrazia oggettiva della scuola pubblica aperta a tutti sia  resa reale da una democrazia regolamentare nella gestione degli istituti, da una democrazia nelle relazioni (ascolto, espressività) e dall’accettazione delle differenze (di genere, di origine geografica, di condizioni fisiche e mentali ecc.) e dei corpi.

Guido Armellini La pratica democratica favorisce l’integrazione école 73

Francesco Ciafaloni Allievi stranieri a scuola. Formazione alla cittadinanza école 66

Vita Cosentino Le sofferenze del nostro tempo école 66

Corrado Mauceri Scuola e Costituzioni école 38

Le norme dei decreti delegati del 1974 sono state il tardivo risultato dell’impatto dei movimenti di contestazione sul sistema giuridico scolastico,   ma il concetto di gestione collegiale non è diventato una via verso la democrazia nella gestione, quelle norme si sono isterilite strada facendo e negli ultimi venti anni il principio stesso di democrazia nella scuola è stato messo in soffitta anche come parola ormai scomoda, e  non solo dal centrodestra, per essere sostituito dal generico concetto di partecipazione, che risulta innocuo per qualsiasi regime .

Una domanda che ci si può fare è quanto questa eclisse della democrazia scolastica dipenda dal generale riflusso della società italiana verso forme di vita consumistiche e privatizzate e quanto invece sia stato favorito dall’eccessiva  regolatività giuridica delle norme dei decreti delegati stessi che hanno dato spazio alla parte burocratica (presidi amministrazione) nel riprendersi piano piano tutto il potere. Si potrebbe immaginare che l’eredità del diritto romano cioè la regolamentazione scritta minuziosa di tutto possa  costituire un  ostacolo allo sviluppo delle democrazia in modo  “empirico”.

La vicenda della gestione collegiale è comunque un classico esempio del riaffiorare delle tendenze di lunga durata nelle istituzioni burocratizzate.

Corrado Mauceri Gli organi collegiali tra autogoverno e aziendalizzazione delle scuole école 40

Ora il decreto Brunetta e il progetto Aprea (siamo all’attualità) vorrebbero il circolo storico riconducendo alle norme disciplinari fasciste il personale della scuola e quindi tutti i rapporti interni all’istituzione.

Paolo Chiappe Serietà ma sul serio école 66, Destre e scuola, più continuità che rottura école 70, Il grado zero della democrazia école 69 Eclissi école 66

Marco Chiauzza I limiti dell’autonomia reale école 21

Paolo Chiappe (a cura di) Indagine sulla gestione delle scuole école 10

Marina Di Bartolomeo Una somma inquietante école 3

Questa restaurazione però deve fare i conti con l’implosione del modello di istruzione trasmissivo, ormai improduttivo anche per il capitalismo, con l’ambigua femminilizzazione del mondo educativo e con l’avvento delle nuove tecnologie informatiche in aula che può essere ritardato solo fino a un certo punto e che svuota dall’interno il momento topico nel bene e nel male della scuola moderna, il modello della lezione frontale.

Monica Lanfranco. Le donne e la contestazione dei contestatori école 68

Stefano Vitale Nuove bambine e vecchi condizionamenti (recensione) école 68

Gioconda Pietra, Vita Cosentino Lettera a école école 36

Serena Dinelli Stereotipi di genere, media, educazione école 66

Maria Antonietta Selvaggio Parole di donne école 14

Tema Bambine educate école 80 v. serie

Edoardo Chianura Calvino e la rete,   La generazione 2.0 e la scuola école 78

Roberto Trinchero Dall’e-learning al complex learning école 58

E così al momento attuale (2010) non è chiaro fino a quando potrà durare la condizione schizofrenica di una adolescenza che nella vita privata ha sopraffatto confusamente  i divieti patriarcali mentre  nella scuola è sottomessa ancora, in superficie,  a rituali e regolamenti e forme di sorveglianza paleomoderni in un ambiente disadorno e sovraffollato in cui magari, in una grande finzione burocratica collettiva, viene concesso facilmente di andare avanti senza avere imparato gran che. ma non  viene concesso potere partecipativo su nulla, nemmeno sull’organizzazione delle gite e delle merendine. L’esperienza dimostra che per queste generazioni imbottite di televisione e con la testa piena di merci, senza la scuola attiva, senza mettere in gioco i corpi, senza creare responsabilità crescenti e commisurate all’età, non si innesca nemmeno la libertà critica del pensiero puro, il famoso spirito che continua ad albergare nei grandi classici ma che deve essere riletto e reinterpretato con gli occhi già aperti da pratiche e relazioni vivaci.

Rosalba Conserva La centralità del quotidiano nell’educazione école 70

AAVV Educare alla partecipazione école 32

Serena Dinelli Quel rumore là in fondo école 7

[Per trovare gli artcoli citati (esclusa quelli della vecchia serie edita da Scholé futuro) cercali nella sezione indici del nostro Spazio o clicca qui]

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